Seghe (mentali)

avevo questa voglia di scrivere le mie cose sul web...

Chi? Cosa?

Utente: Lelidrilanvaril
Nome: Andrea

Khef, Ka e Ka-Tet

il pistolero il ragazzo il prigioniero la signora delle ombre il prete l'uomo in nero Il primo amore

La Creazione

Addaham e Hawa-Manda Gabriael (Gabriel Skall) Ananiel (Hannah Bay) Mihliel (Miliardo Bay) Domino Maten

Cosa succede in parlamento? I partiti puliti!

Come?

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martedì, 13 ottobre 2009

TEST: scopri quanto 6 quanto-geometrodinamico!



1) Sei al bar con gli amici. Di cosa parlate?

a) Del fatto che il mondo è descritto da due teorie incompatibili: da una parte la Meccnica Quantistica, dall'altra la Figa.
b) Non ho amici. Se proprio devo essere in un bar, me ne sto in disparte a leggere un bel libro di introduzione alla teoria dei campi.
c) Di Fantacalcio.
d) Beh, di stringhe ovviamente!

2) Una mattina ti alzi e decidi che vuoi quantizzare il campo gravitazionale: come fai?

a) Rielaboro le teorie quantistiche dei campi in modo che siano background-indipendenti, poi mi incarto.
b) Rinuncio alla struttura di varietà differenziabile dello spaziotempo, in favore della sua struttura causale.
c) Scompongo la metrica generale come somma tra la metrica di Minkowski più un termine "piccolo". Il resto è banale.
d) Le stringhe sono la risposta.

3) Il tuo portafortuna è...

a) ... il santino che raffigura Dirac nell'atto di introdurre la delta-function.
b) ... il libro "Relatvità Generale" di Wald, con autografo e dedica dell'autore (dice "Ricorda sempre il nostro codice segreto: sono gli indici latini che vanno da 0 a 3!!!" seguito da una smile).
c) ... un calzino vecchio con dentro un torsolo di mela.
d) ... una stringa! (Sai quei braccialetti che li leghi al polso e poi li lasci lì finchè non sono marci e si spappolano? Ecco.)

4) Sul gabinetto, mentre "aspetti l'ispirazione", ti capita di unificare le interazioni fondamentali. In che modo?

a)
Sfrutto una simmetria delle particelle mai osservata sperimentalmente, e quindi priva di ogni fondamento (ma sempre e comunque elegante): la Supermegaiperultra-simmetria.
b) Ho trovato il gruppo di Lie di gauge che fa al caso nostro: SO(n) ⊗ U(n) π_i(R)LA.
c) Ad energia sufficientemente alta tutte le forze si fondono. Cazzo!, anche il ferro, ad energie abbastanza alte, fonde!
d) La risposta è una sola: stringhe.

5) Una sera mangi la peperonata. Qual è l'ultima cosa che pensi prima di addormentarti?

a) Al fatto che la superficie del peperone può essere descritta equivalentemente sia estrinsecamente, come una sottovarietà immersa in R^3, che intrinsecamente, come una varietà localmente diffeomorfa ad R^2.
b) Penso che le linee di universo di quei peperoni trascorreranno molte molte ore all'interno del "tubo" di universo del mio intestino...
c) Che dopo tutto questo parlare di fisica nei momenti meno opportuni, un po' nerd lo sono.
d) Alle stringhe e alle brane in generale.



Ora scopri il tuo grado di QUANTO-GEOMETRODINAMICITA' (nota che questo risultato, in quanto invariante topologico, non dipende dalla tua simpatia).


SE...

... la maggioranza delle tue risposte è a).
Sei MORETTI. La tua conoscenza è grande, e la tua fede nella fisica teorica rappresenta probabilmente l'ultimo baluardo di cui tale disciplina possa fregiarsi. Dalla Geometria Differenziale all'Analisi Funzionale, nulla ti è celato. Per quanto riguarda il tuo grado di quanto-geometrodinamicità, ti giostri tra Meccanica Quantistica e Relatività Generale, talvolta favorendo l'una, talaltra l'altra, ma... infondo al cuore, sai che non si può farle andare d'accordo! Il meglio che si può fare è ridefinire il tensore energia-impulso in modo da poter trattare le teorie quantistiche di campo in spaziotempo curvo...
Voto 9. Ne sai.

... la maggioranza delle tue risposte è b).
Sei ME. Bello, intelligente e simpatico! Cosa vuoi di più dalla vita? Forse dovresti uscire un po' più spesso, e magari fare un po' di sport, ma in realtà sei perfetto così come sei. Venendo ora al punto sulla quanto-geometrodinamicità: sei convinto che la quantizzazione del campo gravitazionale sia in effetti possibile, ma che per raggiungere tale scopo occorra introdurre una qualche nuova idea, un'intuizione. Forse questa stessa intuizione potrebbe addirittura unificare tutte le interazioni, ma probabilmente non è così: sai bene che la fine della fisica è ancora lontana. D'altra parte ti rendi conto che le strade sono molte e il territorio è nuovo: il rischio di sbagliare tutto è alto.
Voto 7,5. Fatti forza, perdio!

... la maggioranza delle tue risposte è c).
Sei QUASI NORMALE. La fisica non fa per te. Un po' pazzerelli bisogna esserlo, per occuparsi di una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. In ogni caso non averne a male: oltre alla fisica ci sono molte altre ragioni per cui vale la pena di vivere. Per esempio... L'Elettromagnetismo di Maxwell. Questa sì che è una bella cosa! Sai, tipo il primo esempio di unificazione. Figo. Ah, ma avevamo detto niente fisica, vero? Beh, c'è sempre la filosofia della fisica, o la storia della fisica. Forse sei uno di quelli a cui piace leggere le biografie degli scienziati celebri. Chissà!, solo il tempo potrà dircelo.
Voto 6. Non tutti sono perfetti...

... la maggioranza delle tue risposte è d).
Sei UN IDIOTA. Non sai mai di cosa stai parlando, e parli solo per dar aria alla bocca. Blateri ripetutamente frasi prese da quei video religio-pseudoscientifici di youtube, sulla materia che è un'onda, la matrice galattica ed E = mc^2. Fai un piacere al mondo è togliti dai cosiddetti! No dai, a parte gli scherzi: mi pare evidente che ti interessi di stringhe e quant'altro. Sono un argomento interessante, ricco di spunti riflessivi, e certamente di una profondità non indifferente. Forse la teoria delle stringhe non farà il caffè, ma sicuramente è destinata a quantizzare lo spaziotempo, ad unificare le interazioni e le particelle fondamentali, a raggiungere la conoscenza ultima e a rispondere al perché della vita. Continua su questa strada: il Nobel è praticamente già tuo!
Voto 2. Vai a lavorare.

è emerso dai pensieri di Lelidrilanvaril precisamente alle 22:48. Ma quanti hanno recepito? commenti
test, fisica, quantum gravity, qft, qft , quantum gravity

sabato, 19 settembre 2009

Vorrei ringraziare alcune cose/persone.

Grazie (in ordine di apparizione):

-al treno EuroNight 485, che a Bologna viene smontato e ricostruito, per portare alcune sue parti a Roma ed altre a Venezia;
-al pittore polacco (?), che non conosce l'uso delle scarpe, e al prete indiano, che si interessa di information engeneering;
-alla metropolitana, che ti porta dove vuoi (purché "dove vuoi" si trovi vicino ad una delle quattro fermate);
-ancora alla metropolitana, che comunque quella di Londra è meglio;
-al bed&brekfast "Basilica Square", che in realtà ci ha affittato un lussuoso appartamento;
-ai romani, che comunque il codice della strada lo rispettano (se è rosso non si va!, ma appena vien verde partono i clacson...);
-alle ambulanze, che comunque salvano le vite;
-ai piedi dell'Alessio, che han cominciato subito a lamentarsi;
-a me stesso, che ipotizzo l'esistenza (poi dimostrata) di un camminamento sotterraneo da Piazza di Spagna a Villa Borghese;
-a Villa Borghese, che è un concetto; e
-al parco di Villa Borghese, che più che un concetto è un cesso;
-a Piazza San Pietro, dove ho insultato apertamente il Papa e i cattolici;
-all'operatrice ecologica (= spazzina), che ci ha indicato la "strada della morte" per Villa Pamphilj;
-alla "strada della morte" stessa, che ci ha fatto la grazia di non ucciderci;
-ai militari lungo la "strada della morte", che solo per cortesia non gli abbiamo chiesto di scortarci;
-a Villa Pamphilj, che è una gicantesca sabbiera per gatti;
-alla biblioteca del teatro a Villa Pamphilj, che per la verità è una casina in mezzo al bosco (e che, 'ci dispiace, ha appena chiuso');
-all'Ariele, da cui è partita questa brillante idea di andare alla biblioteca del teatro;
-ai musicisti e al mimo in Campo de' Fiori, i primi bravissimi, il secondo che faceva yoga;
-al cameriere del "ristorante" in Piazza Navona, che 'sconsiglia' i tagliolini al pesto;
-alla cena al "ristorante" in Piazza Navona, che non è costata molto e ora sappiamo perché;
-all'autobus 309 (alla stazione Tiburtina), che non arriva;
-agli "amici di Roma", che ci dicono di salire al 3° piano, quando invece stanno al 6°;
-a "la Greca", che tiene gli amici segregati in casa;
-ad Antonella, che prepara l'esame di informatica in una notte, sotto l'attenta supervisione dell'Alessio;
-all'Alessio, che pastura con Antonella mentre noi ci mangiamo un gelato di là;
-alla MariaClaudia, che 'finché non ci butti fuori non ci schiodiamo. Comunque in bocca al lupo!';
-al bagno del B&B, che puzza della cacca 'di qualcun altro';
-all'Ariele, che non se la sente di dormire da sola nel lettone (in realtà aveva paura dei tre libri gialli sullo scaffale);
-di nuovo a me stesso, che - preso il posto dell'Ariele sul lettone - mi addormento ancor prima di essermi sdraiato;
-al tram 19 e alle sue mille fermate non segnalate;
-ancora alla MariaStella, che si denuda nel piazzale della Sapienza;
-alla focaccia di Piazza di Spagna, che altro non è che una pizza piegata in due, e alla capatina da "Burger King", tipica trattoria romana;
-al 'dietro del Quirinale', al 'dietro di Montecitorio' e al 'dietro di Palazzo Chigi' (quest'ultimo, però, l'abbiamo visto solo dal davanti, peccato...);
-alla gelateria più rinomata di Roma, che comunque 'voi volevate il gelato?';
-di nuovo alla MariaPippa, che in realtà la ringrazio ancora solo per cambiarle di nuovo il nome;
-alla mamma dell'Ariele, che per il ritorno ci indica un treno con coincidenze impossibili;
-alle macchinette per comprare i biglietti del treno, che non ci fossero saremmo ancora lì in fila;
-all'operatrice ferrotramviaria (= bigliettaia) del treno dalle coincidenze impossibili (poi da noi scelto), che 'quello non serve obliterarlo, e ora lasciatemi non lavorare';
-al tipo rosso sul treno, col quale ho intrattenuto una discussione in inglese prima di rendermi conto che era italiano;
-alla "ragazza col cane", che volevano buttarla fuori a Firenze perché il cane non aveva pagato il biglietto;
-al ritorno tranquillo da Bologna a Rovereto, che ci sta dopo una vacanza così;
-a tutto ciò che ho dimenticato di citare, ma che comunque tengo stretto nel mio cuore!

E con ciò ho finito l'elenco dei ringraziamenti, per questa "vacanza" breve ma intensa (direi quasi più "spedizione"). Uh-uh!, quasi dimenticavo:

-arRoma, che è un po' come casa.

è emerso dai pensieri di Lelidrilanvaril precisamente alle 02:06. Ma quanti hanno recepito? commenti

mercoledì, 26 agosto 2009

Congiunzione

Erano trascorsi undicimila anni dalla Guerra delle Nubi. Gli imperi degli uomini vivevano in pace un periodo di particolare prosperità, sempre protetti dalle Mura Eccelse. Erano ignari che un grande male sarebbe presto giunto.
Non tutti gli angeli erano stati sterminati, come credeva Tamerlano e tutti dopo di lui. Alcuni - pochi - vivevano ancora, nascosti agli occhi degli uomini, mescolandosi tra loro e mai mostrando la loro vera forma. Fra questi, vi erano in particolare quattro creature: Miliel “Dio brucia gli empi”, che sotto il nome di Milliardo Bay risiedeva con la sorella presso Bisanthio; Ananiel “pioggia di Dio”, sorella di Miliel ed un tempo sposa dell’erede al trono degli Aruh - Gabriael - ora celata col nome di Hannah Bay presso Bisanthio, assieme al fratello; Domino, figlia primogenita di Gabriael e Ananiel, sopravvissuta per miracolo al massacro del Palazzo Piramidale, viveva presso Adamia; infine Maten, figlio secondogenito di Gabiael e Ananiel, viveva presso la città di Italia nell’impero di Adamia, col nome di Atanasio. Quest’ultimo, in particolare, essendo troppo piccolo ai tempi della Guerra delle Nubi, non ricordava nulla della sua discendenza, e non sospettava minimamente di essere un membro degli angeli, men che meno della famiglia reale. Lo turbava pertanto il fatto di essere imperituro, quando tutti gli altri esseri attorno a lui nascevano e morivano in continuazione: egli pertanto aveva deciso di vivere una vita ritirata di spiritualità e ricerca del significato della propria esistenza.
Costoro erano gli angeli che ancora vivevano presso gli uomini, nascosti eppure in attesa della propria rivincita. Ma ne manca ancora uno. Il più pericoloso e il più folle, il più forte e sapiente, il più grande essere che Aaxiel possa ricordare, grande nel bene e nel male, nella vita quanto nella morte. Questi era Gabriael stesso. Ai tempi della Guerra delle Nubi - benché Tamerlano e nessun uomo dopo di lui lo sapesse - i sapienti degli alati stavano studiando un nuovo modo per scandagliare la Creazione in cerca degli dei primigeni sperduti: avevano costruito una sorta di ponte tra gli spazi, che collegava il Palazzo Piramidale con un luogo nuovo, che non era in Aaxiel, e che avevano chiamato Falso Eeden. In questo luogo erano stati trasportati alcuni uomini ignari, e ad essi era stata data una memoria nuova: gli angeli avevano fatto loro credere di essere sempre esistiti in quel luogo, e che lo scopo di quel luogo - che, davanti agli uomini, essi chiamavano semplicemente Eden - fosse quello di “osservare tutti gli altri luoghi”. Nel Falso Eeden essi avevano infatti posto una macchina chiamata “Grande Disegno”, e tale macchina era in grado di simulare l’evoluzione di qualsiasi sistema. Lo scopo di coloro che stavano nel Falso Eeden era pertanto quello di inserire delle condizioni iniziali nella macchina ed osservarne l’evoluzione nel tempo. Questo era in un certo senso quello che gli dei primigeni avevano fatto fin dall’alba dei tempi, quando il Logos era con loro: essi avevano definito anche oggetti che non erano in Aaxiel, portandoli all’esistenza in Mahaghda; così ora gli abitanti del Falso Eeden definivano universi immaginari, e ne simulavano l’evoluzione con il Grande Disegno, cosicché tali universi - benché non fossero in Aaxiel - erano in Mahaghda, e facevano dunque parte della Creazione.
E nel Falso Eeden era fuggito Gabriael durante la carneficina del Palazzo Piramidale, chiudendo l’apertura dimensionale dietro di sé affinché nessun uomo impuro potesse seguirlo. Si era così salvato l’erede al trono dei mondi, lasciando Aaxiel per un altro luogo della Creazione. Qui, mescolandosi col nome di Gabriel Skall tra gli uomini ignari che osservavano i mondi da Eden, egli attese. Più di tutti gli altri angeli sopravvissuti, egli sapeva cosa avevano perso, cosa gli impuri avevano portato via agli Aruh. Ma il fine di Gabriael non era la vendetta, come non era il ritorno alla gloria degli Aruh sopra gli uomini. Il suo fine era ben più alto, forse il più alto di tutti: egli aveva studiato le carte di Noah, l’Aruh che eoni prima aveva postulato che gli dei primigeni non avessero mai lasciato Aaxiel per altri luoghi della Creazione, ma continuassero invece a vivere presso gli Aruh reincarnandosi; Gabriael si era convinto che questa fosse la risposta alla ricerca che gli Aruh perseguivano da quando i Ranth li avevano separati dai loro Aruhtaur. Ma non è finita! Gabriael voleva risalire ancora più su: non solo egli sperava di trovare le incarnazioni di Addaham ed Hawa-Manda, ma aveva sviluppato la teoria di Noah fino al punto da trovare che, attraverso le anime dei due dei primigeni, cioè attraverso Tempo e Spazio, egli avrebbe potuto ricongiungersi pienamente con il Logos. E traendo nuovamente il Logos in Aaxiel, egli sarebbe divenuto il vero signore dei mondi, e non solo un misero imperatore di un misero mondo come Aaxiel. Egli sarebbe divenuto l’essere supremo di Aaxiel e di tutti gli altri mondi, che Tempo e Spazio avevano definito fin dall’alba dei tempi, quegli stessi mondi che nel Falso Eeden ora si simulavano e si osservavano. Sarebbe stato il signore di tutta la Creazione, il signore del Mahaghda. E, aveva congetturato, quando fosse giunto ad essere uno con Mahaghda, egli sarebbe stato tutto, e quindi avrebbe conosciuto il significato della Creazione. Perché questo era infondo ciò che lui cercava: la risposta a tutte le domande, la volontà del tutto.
Per far questo, sapeva, avrebbe avuto bisogno non solo delle anime degli dei primigeni, ma anche del potere della Torre di Babalel, crogiolo dei mondi, che non simulava i mondi come faceva il Grande Disegno, ma permetteva piuttosto di raggiungerli, mettendo in contatto Aaxiel con il resto della Creazione. Sua intenzione era pertanto quella di scandagliare tutte le simulazioni del Grande Disegno, compresa la simulazione di Aaxiel stesso - che gli uomini del Falso Eeden chiamavano “Primo Mondo” - alla ricerca delle  due anime degli dei primigeni e delle sette anime di Mahaghda. Questo infatti aveva estrapolato dalla Profezia di Noah: Mahaghda, il tutto, divide se stesso in sette parti, e proietta in se stesso le rappresentazioni di queste sette parti.

Arianna Danar viveva in un paesino di campagna nella provincia di Italia, ed era ignara di discendere da degli Aruh. Era ancor più ignara di essere l’incarnazione stessa di Hawa-Manda, un nome che comunque non le avrebbe detto nulla. Un giorno, la giovane Arianna fu spinta da un desiderio irrefrenabile a fuggire dal villaggio, e si recò ad Italia, che vedeva per la prima volta. Purtroppo non ebbe il tempo di capire dove si trovasse, perché dal cielo giunse una pioggia di bombe, seguite da un esercito di soldati neri, che falciavano chiunque si trovassero davanti. Ella non capiva il significato di questa battaglia improvvisa, e si rifugiò nel primo edificio che vide. Questo era un ristorante, i cui avventori erano tutti fuggiti in preda al panico: solo un ragazzo era rimasto seduto ad un tavolo, sorseggiando il suo vino. Quel giovane si mostrò buono, e lei lo seguì - come ipnotizzata - su una delle navi nere che stavano sopra la città, una di quelle da cui uscivano soldati e bombe.
In quegli stessi momenti, Atanasio decideva qual era il significato della sua vita: avrebbe difeso Italia dall’invasore nero. La città che lo aveva ospitato da sempre, in cui lui era sempre tornato dopo aver vagato per le Terre Interne in cerca di risposte. Lui, immortale e invulnerabile, era l’unico in grado di difendere la sua casa!
Fato vuole che, nel combattimento, si ritrovò a bordo della stessa nave su cui si trovava - rapita - Arianna. E qui si confrontò con l’uomo che l’aveva rapita. Era la prima volta che quell’uomo mostrava al mondo i suoi veri poteri, ed era la prima volta che Atanasio si trovava davanti un avversario del suo calibro: immortale e invulnerabile. Non sapeva, Atanasio, che stava combattendo contro lo zio, né Milliardo sapeva di avere innanzi il figlio di Gabriael.
Nello scontro, Atanasio - che non conosceva la Parola poiché fin da piccolissimo era vissuto con gli uomini - si trovava in difficoltà, e decise di fuggire, portando con sé la bambina. Si tuffò dalla nave con Arianna tra le braccia, ma prima che fosse giunto al suolo una terribile esplosione rimbombò ovunque attorno a lui. Quando rinvenne dal torpore, si avvide che la ragazza era illesa, essendo stata protetta dal suo corpo indistruttibile. Ma si avvide anche che tutto il resto era stato raso al suolo: Italia non esisteva più. Piangendo la sua sorte, promise agli innumerevoli morti di quel giorno che avrebbe trovato quel giovane mago, a lui tanto simile eppure così diverso di cuore, che con il suo potere aveva portato morte e distruzione; promise che l’avrebbe ucciso, con le sue stesse mani nude gli avrebbe strappato la lingua e attraversato i polmoni, cosicché non potesse più parlare quell’idioma nero. Fece anche una promessa a se stesso: non era riuscito a difendere Italia ma aveva salvato la ragazzina, e per questo sarebbe stato per sempre legato a lei, e l’avrebbe protetta a qualsiasi costo. Non avrebbe perso questa chance di redimersi.

Mentre riposavano tra le macerie di Italia, lei dormendo e lui domandandosi da dove provenissero le navi nere, giunsero presso di loro sette creature. Costoro erano un gruppo piuttosto eterogeneo, e parevano non conoscersi da molto tempo. Invero, sembrava che non sapessero nemmeno dove si trovavano. C’erano due donne, una delle quali vestita d’un lungo abito azzurro di velo, quattro uomini e un bambino. Uno degli uomini portava un bastone da passeggio, ed era decisamente più anziano degli altri sei; un secondo uomo, un ragazzo invero, aveva i capelli biondo platino - quasi bianchi - e portava sulla schiena un pesante spadone dalla lama irregolare. Gli altri non sembravano armati.
Temendo che volessero attaccarli, che fossero stati inviati dal mago nero, Atanasio li precedette tendendo loro una trappola, e prendendo in ostaggio il vecchio. Questi in realtà si rivelò ben più combattivo di quanto sembrasse, e nascondeva una lama affilata in quell’innocuo bastone. Dopo un breve scontro, uno dei giovani si risolse a placare gli animi, spiegando la situazione dei sette ad Atanasio. Essi apparentemente provenivano da luoghi diversi, alcuni distanti temporalmente, altri spazialmente; altri ancora non erano luoghi noti. La ragazza azzurra era una invocatrice, e proveniva da una terra chiamata Ariaph; tutti gli altri sembravano provenire da Terra. Il giovane con lo spadone ed il bambino, in particolare, dissero di essere un guerriero-bestia ed uno spirito del fiume, entrambi provenienti dalla terra di Giappone, ma da epoche diverse. L’altra ragazza ed uno dei giovani - che disse di essere un vampiro - erano venuti dalla nazione di Francia, nella terra di Europa; anche il vecchio - che si scoprì essere una specie di scienziato - e l’altro ragazzo provenivano da Europa, rispettivamente dalle nazioni di Svizzera e Italia (curiosamente, quest’ultima aveva lo stesso nome della città di Aaxiel appena distrutta). Il ragazzo dall’Italia sostenne che, benché molti di loro provenissero da Terra, non era credibile che fosse “la stessa” Terra, poiché infatti nella Terra da cui proveniva lui non esistevano vampiri, guerrieri-bestia o spiriti del fiume, e meno che mai invocatrici azzurre.

Quando ognuno ebbe raccontato la propria storia, i nove si risolsero a viaggiare assieme, ognuno con il proprio scopo: chi la vendetta e la redenzione, chi la conoscenza e la ricerca delle risposte sul luogo in cui si trovava, chi la ricerca delle riposte interiori, chi fuggendo da una vita di tristezza, chi cercando la via di casa, chi semplicemente non avendo altra scelta. E così cominciò il loro viaggio.

è emerso dai pensieri di Lelidrilanvaril precisamente alle 10:55. Ma quanti hanno recepito? commenti

lunedì, 24 agosto 2009

Prosperità degli uomini

Trascorsero le ere. Gli uomini erano ormai da millenni padroni di se stessi, e molti potenti regni erano stati fondati nelle Terre Interne. Benché gli uomini ancora temessero di attraversare le Mura Eccelse, le loro nazioni prosperavano in pace. Tra di esse, le più potenti erano Adamia, nel nord, Evanthio, ad est affacciata sul Mare Interno, e Bisanthio, nel sud oltre la Grande Foresta centrale. Mentre i primi due imperi, governati dalle omonime città, risalivano ancora ai tempi remoti in cui gli uomini erano soggiogati agli angeli, il terzo era stato fondato relativamente di recente, e la sua capitale si ergeva verdeggiante al centro dell’imponente deserto del sud, tecnologica e spirituale al tempo stesso.
Nella maggior parte dei casi, le altre città umane erano state costruite sopra le macerie delle precipitate città alate, e rinominate in modo che i loro nomi non terminassero più con “os”, ma bensì con “a”. Un caso particolare era quello dell’unica città volante che ancora solcava i cieli: si era dimenticato come fosse accaduto, ma essa non era precipitata durante la Guerra delle Nubi, e ciononostante era stata completamente occupata dagli uomini. Questa città era inizialmente stata chiamata Arcadia, ma poi fu ripristinato il suo nome originale, Dalmantos. Nonostante, come detto, solo uomini vi dimorassero da molto tempo, per la sua natura isolata essa fu sempre considerata una città-stato indipendente.
Quella che era stata l’Armata Bianca dei Giusti, ora era divenuto un esercito di pace internazionale: tutte le nazioni degli uomini, secondo le loro disponibilità, offrivano uomini e materiale all’Armata, ed il suo compito era quello di mantenere la pace attraverso gli Imperi, sempre prendendo le parti del debole e del giusto nelle guerre tra due nazioni. L’Armata era agli ordini del cosiddetto Iurisconsiglio, un collegio dei più saggi tra gli uomini, ed il suo comandante (anch’egli scelto di volta in volta dal Iurisconsiglio) era chiamato Min Vesalia, che significa “colui che porta la torcia”.
Da ormai millenni non c’era più segno di alcun angelo, ed oramai gli uomini avevano dimenticato la potenza di quelle antiche creature. Le ricordavano solo nei propri annali, come oggi si ricorda un’era passata. Non covavano nemmeno più rancore nei loro confronti, a causa delle molte generazioni che li separavano dai loro antenati che avevano sofferto il loro giogo. Questa è infatti una grossa debolezza degli esseri mortali, poiché essi tendono a dimenticare in fretta, ed a perdonare ancora più velocemente.

è emerso dai pensieri di Lelidrilanvaril precisamente alle 12:49. Ma quanti hanno recepito? commenti

martedì, 18 agosto 2009

Guerra delle Nubi

Trascorsero i secoli, e gli uomini si abituarono alla loro condizione, dimenticando il resto del mondo, e vedendo le Mura Eccelse come una protezione piuttosto che un limite. Ma, seppure all’esterno essi si dimostrassero servili nei confronti dei superiori angeli, dentro i loro cuori covavano un rancore accumulato, che presto sarebbe sfociato in una terribile rivolta.
All’alba dell’Era dell’Acqua (secondo il calendario degli alati), le numerose sacche di resistenza che si erano raccolte nelle città di Adamia ed Evanthio si unirono e costituirono il più popoloso esercito di tutti i tempi: se infatti gli angeli erano immensamente superiori in forza sapienza e grazia, gli umani schiavi da millenni avevano imparato a sopravvivere ad ogni dolore; inoltre, a causa della loro breve vita, essi si riproducevano molto più degli alati, soverchiandoli in numero di cento volte cento. Infine, gli umani non tenevano in gran conto la propria vita, non già perché avessero perso tutto e non gli restasse che combattere, quanto piuttosto perché essa è comunque caduca e breve, se comparata con l’eternità degli Aruh: quale dio metterebbe davvero a repentaglio la propria esistenza, quando essa perdura? E cosa perde mai un uomo che giovane muore in battaglia vestito di gloria, piuttosto che vecchio e stanco nel proprio frigido letto?
L’esercito fu consegnato al campione degli uomini, Tamerlano detto il Giusto, perché egli lo guidasse verso la rivoluzione. Per il suo soprannome, l’esercito fu chiamato Armata Bianca dei Giusti, ed essi erano vestiti con armature lucenti, e portavano potenti armi, fabbricate all’insaputa degli angeli, nelle fonderie che essi stessi avevano posto nelle città affinché gli umani vi lavorassero, schiavi.
Quando l’esercito insorse, rivoltandosi contro gli aguzzini alati che soggiornavano a terra per controllarli, gli Aruh furono presi di sorpresa, ed erano increduli - dimentichi che gli uomini erano un tempo stati loro fratelli, ed avevano in sé la volontà di vivere liberi. In tutti questi secoli di frivolezze, gli Aruh stessi avevano dimenticato come si combatte, avevano scordato la forza, e oramai anche la Parola era povera presso di loro.
In ogni parte delle Terre Interne sorgevano focolai di insurrezione. Ben presto gli alati superstiti che stavano sulla terra cominciarono a ritirarsi verso il cielo, per rifugiarsi nelle loro belle città. Ma Tamerlano non si fermò, e sottraendo a questi angeli le loro navi, poté inseguire i fuggitivi, portando le battaglie nel cielo. In questo furono utili anche le macchine sviluppate dagli studiosi umani, che sulla terra si fingevano sciocchi barbari, ma in segreto erano grandi in scienza ed inventiva: giganteschi palloni pieni di aria riscaldata, ed altri gas più rari, si sollevarono dalle città, trasportando armamenti e uomini verso le nubi. Anche i draghi, addomesticati dagli uomini, erano al loro fianco, vestendo gli stendardi del Giusto.
La cosiddetta Guerra delle Nubi fu cruentissima, ma non durò a lungo: le città degli angeli cadevano una dopo l’altra, precipitando al suolo e causando devastazione ovunque si schiantassero. Ma gli uomini erano risoluti: non ne sarebbe rimasta nemmeno una! Quando ormai le sorti della guerra erano state decise, l’Aruh che in quel tempo era signore sugli Aruh, l’imperatore Michael, decise di ritirare le città restanti oltre le Mura Eccelse, via dalle Terre Interne, al di là dell’oceano, dove le navi umane non sarebbero arrivate. Lì avrebbe riorganizzato gli eserciti, e si sarebbe preparato per rispondere alla rivolta umana. Egli infatti sapeva che per quanto gli uomini fossero risoluti e sicuri di sé, non avrebbero mai osato attraversare le Mura Eccelse, poiché da troppo tempo esse erano viste come protezione, e gli uomini temevano le Terre Esterne come se fossero oscure e malvagie.
Ma Michael cadde in errore: Tamerlano, folle e santo, inseguì le città rimanenti oltre le mura, sopra il mare aperto. E mentre le inseguiva, la battaglia continuava, e le città continuavano a cadere: la più lontana, a guidare la ritirata, era sempre Athalantos, l’ultima meta. Ma Tamerlano aveva giurato sul suo popolo che lo sterminio sarebbe stato completo: non un angelo avrebbe più parlato, l’antico idioma non sarebbe più stato pronunciato.
E così l’inseguimento continuò, e gli instancabili Giusti non temevano la morte, mentre gli Aruh impauriti venivano mano a mano decimati. Per novanta giorni l’Armata Bianca e la sua flotta seguirono i fuggitivi, finché all’alba del novantunesimo giorno, circondati in ogni direzione dall’oceano infinito, gli eserciti umani abbordarono Atalante! Lo scontro finale ebbe luogo sull’ultima città alata, sospesa sul nulla eterno.
Tamerlano spinse il suo esercito attraverso la città, di corsa, distruggendo tutto ciò che incontrava ed uccidendo tutti quelli che gli sbarravano il passo. Mentre sopra la sua testa, nel cielo di Athalantos, si combatteva lo scontro tra i dirigibili umani e le navi alate, egli guidò l’armata a cuneo, attraversando tutta la periferia lungo l’immenso Canale di Eumel che raccoglieva le acque di scolo di tutta la città; e poi ancora, sfondando nella città interna, oltrepassando la Ruota della Terra, ed il Primo Cerchio d’acqua; poi la Ruota dell’Acqua, ed il Secondo Cerchio d’acqua. Ogni volta che attraversava un ponte, dava ordine che fosse distrutto, così da rendere impossibile la fuga agli alati che si trovavano nella ruota più interna. Continuò con il suo esercito, attraversando per metà la Ruota dell’Aria, fino a giungere finalmente alla Piazza della Pace Celeste, da cui si dipartono i nove Viali della Vita. Nella piazza si erano raccolti tutti i soldati alati sopravvissuti, e lì offrirono l’ultima resistenza. Ma Tamerlano non fu nemmeno graffiato, attraversando di corsa la piazza per tutta la sua lunghezza, e fendendo a destra e a manca possenti colpi con la sua spada ormai scarlatta.
Infine, quando tutto l’esercito eccelso era stato sterminato, egli attraversò la Porta della Gioia, ed entrò nel Palazzo Piramidale, dove ancora stava Michael, come il capitano quando la nave affonda.
Nella sala reale si erano raccolti tutti i reali ed i nobili di corte, i grandi sapienti e i giovani figli della Parola: assieme a Michael, suo figlio Gabriael, leggittimo erede al trono celeste, con la giovane sorella Mita. Invano Michael pregò Tamerlano di lasciare andare almeno i sopravvissuti. Invano il signore di tutte le terre si prostrò davanti al duce Giusto. Invano gli lavò gli stivali insanguinati con le lacrime, ed invano gli offrì tutto il suo impero. Invano lo chiamò maestro, ed invano invoco il suo perdono per ciò che gli Aruh avevano fatto, sterminando imprigionando e soggiogando i popoli umani.
Tamerlano, impassibile, tenne fede al suo giuramento: non un figlio della Parola sopravvisse alla carneficina del Palazzo Piramidale. Non un figlio della Parola parlò, quel giorno. E nemmeno una città volante solcò il cielo quando il sole fu inghiottito dall’oceano, ad occidente.
Periscano tutti insieme con Troia, senza sepolcro e senza nome! E Atalante Altissima Eccelsa, alla fine, tornò sul fondo dell’oceano, lontana da ogni riva, dove non c’è vita e tutto è stasi: sommersa, perché questo è il suo destino. Così cadde Atalante, e con essa il potere assopito della Torre di Babalel, Crogiolo dei Mondi. Con essa le anime dei morti di entrambe le razze, che quel giorno avevano combattuto. Così cadde Atalante, ultimo baluardo del Celeste Impero, ed il rombo che provocò fece tremare le fondamenta della terra. Così cadde Atalante, e la sua rovina fu grande.

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martedì, 28 luglio 2009

aranciata + vino = panettone

Ieri sera ero a cena da dei miei amici (e già questo è poco credibile), quando ad un certo punto non mi viene proposto di mischiare l'aranciata (quella in bottiglia) con del vino (mi pare schiava). Beeene. Lo fo, lo fanno anche gli altri, portiamo tutti il rispettivo bicchiere alle labbra per assaggiare, quando un odore mi assale: panettone. Contemporaneamente anche un'altra amica che stava per assaggiare grida "profuma di panettone!" (se sapete con chi giro, potete immaginare di chi si tratta...). E' vero: aranciata + vino = panettone liquido.
Naturalmente la prima cosa che abbiamo pensato è stata che Matrix non è riuscita a riprodurre perfettamente tutti i sapori. Poi qualcuno c'ha fatto notare che in effetti nel panettone ci sono i canditi all'arancia (che per altro non piacciono a nessuno), e questo ha dunque svelato parzialmente il mistero. Ma perché il vino? Forse che la pasta del panettone è fatta di alcool? Forse l'uva e l'uvetta hanno qualcosa a che fare? La mia sorpresa permane...

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martedì, 21 luglio 2009

Resurrezione di Athalantos e segregazione degli uomini

Con il trascorrere dei millenni, gli Aruh iniziarono a covare odio rispetto ai loro fratelli impuri, Ranth, perché infondo erano stati loro la causa della morte degli Aruhtaur e, quindi, della distruzione di Urus/Eeden. Quando il regno degli dei era nelle mani di Saalom, Aruh particolarmente combattivo e risoluto, egli convinse i suoi fratelli che il loro destino era quello di governare su tutte le nazioni di Aaxiel. Per farlo, gli Aruh avrebbero dovuto riportare alla luce l’antica città di Athalantos, perché con essa avrebbero disposto del potere della torre di Babalel.
Fu così che gli Aruh lasciarono Aurusta alla volta dell’arcipelago che era stato Urus/Eeden. Qui sterminarono tutti i Ranth che si erano stabiliti sulle varie isole, e - con i loro poteri divini - risollevarono l’antica capitale dalle acque dell’oceano: Athalantos e la torre di Babalel erano tornate all’antica gloria, ora dominando i cieli. Gli Aruh costruirono molte altre città volanti, e a tutte diedero nomi che terminassero con “os” in onore della capitale. L’impero degli dei divenne quindi l’Impero Celeste, con città sparse  nei cieli di tutto Aaxiel. E’ in questo periodo che gli uomini, i Ranth, iniziarono a chiamare “angeli” le creature che abitavano il cielo, non rammentando che essi in passato erano stati loro fratelli in Eeden.
Ma a Saalom non bastava che gli Aruh controllassero i cieli. Egli propugnò una campagna di totale distruzione, portando la guerra - invero impari - in tutte le terre. Tutti i regni e gli imperi umani - che attraverso le ere erano nati, si erano combattuti, si erano alleati, avevano prosperato o avevano patito - caddero sotto l’antico potere della parola, e pochi tra i numerosi abitanti della terra sopravvissero alla follia di Saalom. Fu a questo punto che il despota decise di usare i Ranth rimanenti come schiavi. Per questo, essi vennero tutti trasportati nel continente di Aratore, ad ovest del Graad, che era rimasto pressoché selvaggio, non essendo mai  stato colonizzato dagli uomini. Qui gli Aruh eressero una cinta muraria che si estendeva per migliaia di miglia, a cingere tutta la parte centrale del continente, passando in alcuni punti persino sul mare; solo una porta fu lasciata, un’apertura in mezzo al cosiddetto Mar del Sud, che si affacciava a sud-ovest sull’Oceano Esterno. All’interno delle mura - come del bestiame in un recinto - furono posti gli umani sopravvissuti, e gli fu ordinato di non lasciare mai quelle terre, di non provare nemmeno ad attraversare le mura. All’entrata sul mare, gli Aruh posero due guardiani, una Sfinge ed un Vulcano, che vietassero agli impuri il passaggio.
In questo modo, fu completa la disfatta degli uomini, che furono resi schiavi e imprigionati dentro quelle che chiamavano “Mura Eccelse”. Essi costruirono città e parvenze di regni all’interno delle mura, ed in particolare le città di Adamia ed Evanthio erano i centri più popolosi. Ma il loro potere su quelle terre era pressoché nullo, poiché di tutto dovevano rendere conto agli angeli, che sempre sopra di loro gettavano l’ombra della paura. Di tanto in tanto, un villaggio umano veniva raso al suolo dalle possenti città che orbitavano sopra le Terre Interne, costituendo il Celeste Impero. Di tutte, la più malvagia era Athalantos, Atalante Altissima Eccelsa, con la sua torre nera capovolta, che come il nero dito di dio si posava sugli empi e li schiacciava.

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lunedì, 20 luglio 2009

Distruzione di Urus e fondazione di Aruha-Tauru

Gli Aruh, che erano rimasti in Urus/Eeden mentre i Ranth colonizzavano Aaxiel, cominciarono a risentire della mancanza degli Aruhtaur, e - sebbene fossero imperituri ed onnipotenti - iniziarono a provare sentimenti come la tristezza e la rabbia e la stanchezza.
In quel tempo era Enoh il signore degli Aruh, e governava con generosità e fermezza sul grande impero degli dei, il quale si estendeva su tutto il continente di Urus/Eeden. Egli, spinto dal desiderio di ricongiungersi agli Aruhtaur, decise di erigere al centro della capitale Athalantos una torre che fosse talmente alta da raggiungere il cielo.
L’unico ad opporsi alla costruzione della torre fu Noah, il quale credeva invece che le anime degli Aruhtaur fossero da ricercare tra gli Aruh stessi, sostenendo che i due dei primigeni continuassero ad incarnarsi nei loro discendenti. Egli sosteneva che fosse proprio a causa di questo continuo passaggio che il Logos si distribuiva sempre più largamente tra loro, in questo modo affievolendosi. Gli Aruh non vollero ascoltarlo, e fu così che iniziò la costruzione della torre, che essi chiamarono “Babalel”, che significa “voce di dio”.
Salendo la torre, gli Aruh potevano contemplare parte della Creazione, parte della totalità di Mahaghda che gli Aruhtaur avevano definito in tempi ormai remoti. Ma per quanto cercassero i loro dei primigeni, gli Aruh non li trovavano mai, e dovevano alzare la torre ancora ed ancora, continuando così ad elevarla attraverso la Creazione. A furia di alzare la torre, però, accadde che il peso della struttura divenne eccessivo, e la terra iniziò lentamente ad affondare. Molti di loro non se ne curavano, presi dalla foga di raggiungere i loro Aruhtaur, e fu così che molti tra gli Aruh morirono lentamente assieme al loro glorioso impero: l’intero continente di Urus/Eeden, con tutto l’impero Aruh, sprofondò sotto il mare, e quello che oggi rimane di esso è l’arcipelago che conta i regni di Vanalor, Lanthio, Andur e Ruith.
Quelli tra gli Aruh che si convinsero a lasciare quelle terre, non restando tenacemente accecati dal desiderio di ritrovare gli dei primigeni, si allontanarono verso ovest, approdando alle coste meridionali di Maar. Qui piansero la loro sorte, rifiutati dai loro signori ed ora autori della distruzione dell’Eeden: il destino della torre di Babalel, così come quello della città di Athalantos, era di giacere sul fondo dell’oceano.
Nelle terre gelate di Maar, essi fondarono il loro regno, che i Ranth che popolavano il nord chiamarono “Aurusta” - sentendo che i nuovi arrivati chiamavano se stessi “Aruh”. In Aurusta, gli Aruh costruirono una imponente città al centro della quale eressero una torre che chiamarono Aruha-Tauru, come monito del fallito tentativo di tornare uno con gli Aruhtaur.

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domenica, 19 luglio 2009

Morte degli Aruhtaur ed esilio dei Ranth

Un brutto giorno, però, alcuni tra gli Aruh si ribellarono ai due Aruhtaur, e li uccisero nel sonno quando non potevano difendersi. Rifiutando Addaham e Hawa-Manda, Tempo e Spazio, i traditori divennero mortali e limitati, e furono chiamati dai loro fratelli “Ranth”, che significa “impuri”.
I Ranth furono cacciati da Eeden, e si spostarono nel resto di Aaxiel. Per vendetta contro coloro che erano rimasti Aruh, i Ranth smisero di chiamare Eeden con questo nome, e lo chiamarono invece Urus, che significa “Terra Desolata”. Molti dei Ranth attraversarono il mare ad est, raggiungendo le fredde coste dell’Abaum. Di qui si spostarono attraverso il Quenyann fino a raggiungere le fertili terre del Faad. Alcuni si stabilirono qui, mentre molti altri continuarono, fondando città nell’Eserir, nell’Eunalor e nel Mish-Hawda. Alcuni di questi si spostarono ancora più a nord, attraversando le regioni desertiche dello Shalund, fino a giungere in quello che oggi si chiama Sahad. Di qui risalirono ancora, colonizzando il Graad il Mongkow e il Whon-Chan, fino a stabilire insediamenti nei gelidi ghiacci del Grande Nord della terra.
Altri Ranth, invece, decisero di lasciare Urus verso ovest, attraversando l’oceano e giungendo nel continente che oggi chiamiamo Maar. Qui si stabilirono nelle zone temperate, fondando i regni di Terrenia e di Virghus.
Col trascorrere delle generazioni, i popoli Ranth dimenticarono la lingua degli dei, ed il Logos li abbandonò come già avevano fatto Addaham ed Hawa-Manda; i vari idiomi si modificarono finché per popoli diversi non fu più possibile capirsi. Fu così che i Ranth dimenticarono le loro origini comuni, e la storia del loro esilio divenne leggenda: l’esistenza stessa degli dei - degli Aruh - era ormai un lontano ricordo, un mito dei millenni passati.

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sabato, 18 luglio 2009

Creazione

All’inizio era il nulla. Poi fu l’uno. Con la comparsa dell’uno nacque il tempo, poiché prima l’uno non era e dopo fu, e nacque lo spazio, poiché l’uno distingueva il luogo in cui era da tutti gli altri luoghi.
L’uno separò l’esistenza dalla non esistenza, creando i concetti e le relazioni tra essi. Tra i concetti che creò c’era il Primo Mondo. In esso, l’uno stabilì le rappresentazioni di Tempo e Spazio, che erano una cosa sola benché divisi, e l’uno era loro e loro erano uno. Essi davano nome a tutte le cose che l’uno portava all’esistenza, definendole, ed erano  quindi i signori di tutte le cose che definivano perché conoscevano il loro nome. Definirono se stessi come Addaham ed Hawa-Manda (rispettivamente “il luminoso” e “la madre delle cose”), e definirono Aaxiel il Primo Mondo, ed Eeden la loro casa.
Accadde però che essi vollero definire l’uno, chiamandolo Logos, e dunque furono signori dell’uno. Ma l’uno non poteva essere soggiogato, e quindi abbandonò Aaxiel. Allora Addaham e Hawa-Manda cominciarono a definire anche ciò che il Logos non aveva portato all’esistenza. Definirono tutti gli Altri Mondi, e definirono la totalità delle cose col nome di “Mahaghda”, che significa “Tutto”. Mahaghda era la Creazione, ed anche il Logos era in Mahaghda, poiché essi l’avevano definito.
Tra le altre cose, definirono degli esseri simili a loro, che chiamarono “Aruh”, che significa “dei”. Gli Aruh vivevano con loro, e con essi si accoppiavano, sicché nella stirpe degli Aruh erano i signori di Aaxiel. Gli Aruh si riferivano ad Addaham e Hawa-Manda chiamandoli “Aruhtaur”, cioè “dei primigeni”, poiché infatti essi erano stati i primi.

è emerso dai pensieri di Lelidrilanvaril precisamente alle 22:48. Ma quanti hanno recepito? commenti




Quanto?

Non credo di saper contare fino a *loading*.

fisica
marino
partito democratico
primarie
qft
qft
quantum gravity
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test